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Dr. Michelangelo Scardone

Specialista in Cardiochirurgia

 

Curriculum:

 

 

 

 

 

 


 

Sede Professionale

Esercita come Dirigente Medico  presso il Dipartimento di Chirurgia Cardiovascolare e dei Trapianti della A.O.R.N. dei Colli, Presidio “V.Monaldi” – Napoli

 

Formazione

Specializzato in Chirurgia Cardiovascolare nel 1980 presso Università degli Studi di Bologna

 

Specializzato nel 1985 in Chirurgia d'Urgenza e Pronto Soccorso presso Università degli Studi di Napoli


2006: Idoneità a professore universitario 1° Fascia, MED-23 Cardiochirurgia – Università degli Studi di Torino.


2013: Responsabile U.O.S.D. Tecniche Avanzate in Cardiochirurgia, AORN dei Colli, Ospedale Monaldi, Napoli



 
 

 

 

 


 

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Argomento:

acidosi metabolica

 

Domanda:

Gentilissimo Dottore, mi può per cortesia spiegare che relazione c'è tra acidosi metabolica ipotermia e coagulopatia? In particolare le chiedo se è l'ipotermia che può condurre a sviluppare l'acidosi e queste due condizioni contemporanee a loro volta scatenare la coagulopatia? Questa può essere quindi causa di sanguinamento intrattabile post operazione cardiochirurgia? La ringrazio anticipatamente per l'attenzione

 

Risposta:

Egregio Signore, La Sua domanda non mi é chiara. Tuttavia cercheró di darLe qualche informazione. L'ipotermia é una condizione non fisiologica che puó portare a morte. Essa puó però essere utilizzata terapeuticamente per ridurre il metabolismo cellulare e proteggere l'organismo in particolari condizioni parafisiologiche. É quanto succede durante molti interventi cardiochirurgici in circolazione extracorporea. La CEC é una condizione in cui la perfusione cellulare passa da un flusso sisto-diastolico (pulsatile) ad uno continuo, lineare, inadeguato a preservare il metabolismo cellulare. Una moderata ipotermia (30°C) può proteggere le cellule. L'acidosi metabolica é indice di una sofferenza cellulare che puó conseguire a tante cause. La inadeguata perfusione cellulare é sicuramente una di esse. Per questo, alla CEC viene spesso associata l'ipotermia per ridurre il metabolismo cellulare. Con i moderni ossigenatori a fibra cava, il metabolismo cellulare viene preservato in maniera ottimale almeno per le prime 4 ore durante interventi di cardiochirurgia, e per giorni (non tanto facilmente) durante ECMO. Non vi è acidosi. Se essa si presenta, è indice di malperfusione o di altri problemi metabolici. La coagulazione è un passaggio di stato del sangue dallo stato liquido a quello solido (coagulo) che sigilla le fonti emorragiche. Essa dipende da una serie di processi di attivazione proteica (cascata coagulativa) e dalle piastrine (quantitá e funzione). L'integrità e la concentrazione di tali sistemi condizionano la coagulazione. Una CEC non ottimale può provocare la distruzione delle proteine o del sangue (emolisi) condizionando la coagulazione. Anche l'ipotermia spinta (20°C o meno) può denaturare le proteine e contribuire a provocare una coagulopatia. Come vede, l'interazione è talmente complessa da essere difficilmente gestibile anche agli addetti ai lavori. Numerosi farmaci possono aiutare a risolvere i problemi ( Vi è un'altra condizione di criticità coagulativa legata ad una malperfusione (ma anche a tantissime altre cause): la CID (coagulazione intravasale disseminata). In essa il deficit coagulativo consegue ad un consumo esagerato dei fattori di coagulazione (anche durante CEC) che paradossalmente si cura con l'eparina, c'è è un anticoagulante. In conclusione: qualsiasi spostamento dall'omeostasi organica è potenzialmente capace di provocare una coagulopatia. La tecnologia consente oggi cose impensabili fino a qualche anno fa, ma non tutto può essere artificialmente vicariato. Cari saluti

 

Ha risposto: Dr. Michelangelo Scardone

 

 

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