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Tecnico Perfusionista

Si potrà riportare "in vita" un cuore ormai fermo.

 

Un'equipe di cardiochirurghi di Sydney ha messo a punto un innovativo metodo che consentirà di riattivare cuori che hanno smesso di battere, aumentando del 50% il numero di organi disponibili per i trapianti. Si potrà far tornare a battere un cuore che ha smesso di farlo e si potrà tenerlo “in vita” fino a 4 ore all'esterno del corpo.

Un’equipe di cardiochirurghi australiani ha messo a punto una tecnica innovativa che permetterà di aumentare il numero di trapianti di cuore del 50%, rendendo utilizzabili organi che sino ad oggi non lo erano. Le conclusioni a cui sono arrivati i medici australiani sono il risultato di una ricerca presentata in una relazione al Congresso della Società Internazionale per le Donazioni di Organi, in corso a Sydney. I cardiochirurghi hanno messo a punto un metodo per proteggere l'organo che ha già smesso di battere, in quella che è conosciuta come morte circolatoria, e di riportarlo in vita dentro il corpo umano. Il tutto grazie ad una speciale soluzione in grado di prevenire la morte delle cellule cardiache.

In pratica il cuore viene collegato a una macchina che pompa in esso sangue del donatore, essenzialmente rianimandolo fuori dal corpo mentre si attende di impiantarlo. "Quando riscaldiamo il sangue a temperatura corporea, il cuore spontaneamente ricomincia a battere", ha spiegato il direttore del Laboratorio di Trapianto Cardiaco dell'Istituto St. Vincent's di Sydney, Peter Mac Donald.

Sino ad oggi i medici non potevano utilizzare il cuore di persone che donavano l'organo dopo lesioni cerebrali causate da eventi come incidenti stradali, a causa della complessa procedura associata al distacco del sistema di sopravvivenza e alla verifica dell'avvenuto decesso, ha detto Mac Donald. "Una volta staccato il sistema di sopravvivenza il corpo non riceve più ossigeno e tutti gli organi ne soffrono", ha aggiunto, rendendone alcuni, tra cui il cuore, inutilizzabili. Cuore che, con la nuova tecnica, diventerebbe invece nuovamente utile per i trapianti.

La ricerca ha dimostrato che i cuori collegati alla macchina possono sopravvivere fino a quattro ore. "Questo aggiunge un nuovo livello di complessità alla rianimazione di questi organi, al loro monitoraggio e alla verifica delle loro prestazioni. Ma è una complessità che siamo felici di accettare", ha osservato Mac Donald.

La sua equipe ha già rianimato con successo i cuori di due persone ed eseguito un completo trapianto su cinque animali.

 

Fonte: A.I.D.O.

 

di: A.I.D.O.

 

Pubblicato da: Dr. Andrea Ariano

 


 

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