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Cardiologia

La sindrome di Brugada

 

 

 

 

 

 

 

 

Prof. Pedro Brugada

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Introduzione
La sindrome di Brugada (SB) è una malattia aritmogena ereditaria, a trasmissione autosomica dominante, caratterizzata da sincope e/o morte cardiaca improvvisa. Si presenta con un caratteristico pattern elettrocardiografico, caratterizzato da
sopraslivellamento del tratto ST nelle derivazioni precordiali destre e blocco di branca destra. La descrizione del tipico quadro elettrocardiografico fu riportata già da Osher e Wolff1 nel 1953, come aspetto simulante un infarto miocardico acuto ma senza alterazioni strutturali né ischemiche e con quadro elettrolitico normale. La prima associazione con aritmie ventricolari fu descritta nel 1989:

Martini e altri pubblicarono i dati relativi a 6 pazienti con apparente fibrillazione ventricolare (FV) idiopatica, 3 dei quali avevano un quadro elettrocardiografico caratterizzato da sopraslivellamento del tratto ST nelle derivazioni precordiali destre associato a blocco di branca destra e inversione dell’onda T.

Soltanto nel 1992 questo pattern elettrocardiografico fu descritto, da P. Brugada e J. Brugada, come parte di una distinta entità clinica associata ad un aumentato rischio di morte cardiaca improvvisa.

I dati si riferivano ad un gruppo di 8 pazienti resuscitati da arresto cardiaco, con cuore strutturalmente integro e con l’evidenza delle tipiche alterazioni elettrocardiografiche. Nonostante i numerosi tentativi per identificare un approccio farmacologico efficace, o almeno in grado di impedire le manifestazioni aritmiche maligne, a tutt’oggi non è ancora disponibile un trattamento che riduca significativamente il numero e la gravità delle manifestazioni. L’unico presidio in grado di ridurre la mortalità nei pazienti affetti dalla sindrome è il cardiovertitore defibrillatore impiantabile (ICD). Poiché l’impianto del defibrillatore è un trattamento non scevro da rischi e che comunque deteriora la qualità di vita del paziente, l’attenzione della comunità scientifica si è oggi focalizzata sull’identificazione dei parametri in grado di quantificare il rischio aritmico.
Epidemiologia
A causa dell’eterogeneo fenotipo clinico, dei criteri diagnostici non univoci e delle conoscenze ancora incomplete sulla malattia, risulta difficile stabilirne l’esatta prevalenza nella popolazione.

Nel 6-10%6 dei pazienti sopravvissuti ad un arresto cardiaco non sono dimostrabili patologie strutturali cardiache. Anche l’indagine autoptica, in vittime di morte improvvisa, riporta una percentuale simile di soggetti in cui non viene identificata una patologia cardiaca.

La SB sembra responsabile di episodi di FV idiopatica in una percentuale variabile tra il 3 e il 60% dei casi Le manifestazioni della SB si presentano più frequentemente in giovani maschi (con rapporto maschi/femmine di 8:1) con età compresa tra 30 e 40 anni.

In letteratura sono tuttavia descritti casi in un ampio range di età (0-77 anni). Gli eventi aritmici della malattia si presentano solitamente di notte, caratteristica per la quale questa patologia viene chiamata con nome diverso in varie regioni asiatiche: “Lai Tai” (morte nel sonno) in Thailandia, “Bangungut” (urlo seguito da morte improvvisa durante il sonno) nelle Filippine, “Pokkuri” (morte improvvisa ed inaspettata durante la notte) in Giappone


Ipotesi eziopatogenetiche

Le basi genetiche della SB sono state dimostrate nel 1998 con l’identificazione di mutazioni a carico del gene SCN5A, che codifica per il canale cardiaco del sodio, gene già individuato nel 1995 come responsabile di una variante della sindrome del QT lungo

Il risultato funzionale delle mutazioni è una riduzione della corrente Ie cellule epicardiche del ventricolo destro.

In questa fase, una perdita della corrente in entrata di sodio, per riNa (corrente del sodio che regola la fase 0 del potenziale d’azione) nella fase precoce del potenziale d’azione, causato da un incremento della velocità di inattivazione. Ad oggi, mutazioni di SCN5A si riscontrano in circa il 20% dei pazienti con diagnosi clinica di SB. Si pensa che le basi del quadro elettrocardiografico della SB possano risiedere in un’alterazione delle correnti ioniche ripolarizzanti al termine di fase 1 del potenziale d’azione dellduzione o per accelerata inattivazione, altera l’equilibrio dei gradienti di voltaggio, lasciando una maggiore predominanza di corrente ripolarizzante in uscita (Ito), responsabile dell’onda J all’ECG.

In condizioni normali l’onda J è relativamente piccola, poiché gran parte della ripolarizzazione dell’epicardio del ventricolo destro è inscritta nel QRS. In condizioni patologiche, l’accentuazione dello “spike” di ripolarizzazione del ventricolo destro, che determina un incremento dell’onda J, si traduce all’ECG come sopraslivellamento del tratto ST.

In questa situazione, se la ripolarizzazione dell’epicardio precede la ripolarizzazione delle cellule delle regioni endocardiche, si crea una rettilineizzazione del tratto ST con una configurazione elettrocardiografica “saddle-back” (o a sella), con onda T positiva.

Mentre un’ulteriore accentuazione dello “spike”, accompagnata da un prolungamento del potenziale d’azione epicardico, determina un’inversione dei gradienti di voltaggio transmurali e della direzione della ripolarizzazione attraverso la parete ventricolare destra, con lo sviluppo di un sopraslivellamento del tratto ST “coved-type” (o convesso), seguito da un’onda T negativa.

Per quanto riguarda il meccanismo elettrofisiologico delle aritmie nella SB, Antzelevitch ipotizza un meccanismo di rientro funzionale di fase 2 legato ad una disomogenea ripolarizzazione tra endocardio ed epicardio (ipotesi funzionale).

La perdita della normale ripolarizzazione del potenziale d’azione nelle cellule epicardiche, ma non in quelle endocardiche, determina una marcata dispersione transmurale della ripolarizzazione e della refrattarietà, responsabile di una finestra vulnerabile che facilita un circuito di rientro con una conseguente aritmia ventricolare ripetitiva. In diversi studi clinici è stato dimostrato che un’extrasistole ventricolare con un intervallo di accoppiamento breve (250-300 ms) precede episodi di FV o tachicardia ventricolare (TV) polimorfa1.

Kakishita e Kasanuki hanno tuttavia riportato alcuni casi clinici in cui anche un singolo battito ventricolare prematuro, con un intervallo di accoppiamento > 300 ms, è stato in grado di scatenare una FV in pazienti con SB. Questa teoria eziopatogenetica, in grado di spiegare le caratteristiche del quadro elettrocardiografico, non è però condivisa da tutti i gruppi di studio.

Altri autori sostengono che alla base della SB vi sia una miocardiopatia familiare autosomica dominante, che coinvolge la parete libera del ventricolo destro e il sistema di conduzione, in grado di spiegare sia il pattern elettrocardiografico, sia l’instabilità elettrica ventricolare (ipotesi strutturale). Secondo questa ipotesi, il ritardo di conduzione lungo la branca destra è espressione di una lesione del sistema di conduzione a livello settale e/o a livello periferico nel tratto di efflusso del ventricolo destro. Nonostante la presenza di diversi lavori a sostegno dell’ipotesi strutturale, tale ipotesi non spiega tuttavia alcune caratteristiche peculiari della sindrome come la natura transiente del pattern elettrocardiografico, la mancanza di modificazioni elettrocardiografiche durante test farmacologico con antiaritmici di classe IC in pazienti con provata displasia aritmogena e l’assenza di alterazioni macroscopiche nei pazienti clinicamente e geneticamente affetti. Inoltre risulta difficile trovare un nesso fisiopatologico tra mutazioni di SCN5A e alterazioni strutturali del miocardio.


Eterogeneità fenotipica

Una delle caratteristiche peculiari di questa malattia è l’ampia variabilità fenotipica, sia per quanto riguarda la sintomatologia, sia per l’aspetto elettrocardiografico, sia per la penetranza incompleta. Le manifestazioni cliniche, a seconda delle caratteristiche e del grado di malignità delle aritmie alle quali sono correlate, possono comprendere un ampio corteo sintomatologico. I pazienti affetti da SB infatti possono essere del tutto asintomatici o presentare sintomi minori, quali cardiopalmo o vertigine, ma possono anche manifestare sincope e arresto cardiaco. Il quadro elettrocardiografico sottostante gli eventi può variare dalla semplice extrasistolia ventricolare o sopraventricolare, ad episodi di TV, sostenuta o non sostenuta, fino alla FV. Le sincopi, in correlazione alla durata e al tipo di aritmia, possono essere accompagnate da respiro agonico, perdita del controllo degli sfinteri, contrazioni tonico- cloniche e perdita della memoria a breve termine, verosimilmente da anossia cerebrale. L’eterogeneità fenotipica riguarda anche l’ECG. Il pattern elettrocardiografico può variare come entità, morfologia e slatentizzarsi durante test farmacologico; per tale motivo viene definito “dinamico”. Un’ulteriore variabilità fenotipica è determinata dalla penetranza incompleta all’interno della stessa famiglia. La SB infatti, anche se geneticamente presente in più membri della stessa famiglia, non ha caratteristiche specifiche che possano aiutare il cardiologo al management clinico del paziente. La malattia può manifestarsi in diversi soggetti della stessa famiglia con grado diverso di malignità o anche non manifestarsi. Ad eccezione della diagnostica molecolare, non è a tutt’oggi possibile, una volta identificato un soggetto portatore della malattia, porre o escludere con certezza la diagnosi agli altri membri della famiglia, a seconda della presenza o meno di segni elettrocardiografici o di sintomi o di fattori scatenanti gli eventi aritmici. 


Aspetti elettrocardiografici

Le anomalie elettrocardiografiche della SB riguardano il comportamento del sopraslivellamento del tratto ST e il disturbo di conduzione lungo la branca destra.

Il sopraslivellamento del tratto ST può non manifestarsi in tutte le derivazioni precordiali destre e può assumere i due aspetti morfologici caratteristici (“covedtype” o “saddle-back”). In molti soggetti il tratto ST ha un comportamento dinamico, cioè sia la morfologia, sia l’entità del sopraslivellamento del tratto ST possono variare nel tempo. Inoltre in più del 40% dei pazienti l’ECG può periodicamente normalizzarsi limitando così le possibilità di diagnosi16. Si considera significativo un sopraslivellamento del tratto ST ≥ 2 mm in V1-V3 in basale o dopo test provocativo. L’altro elemento elettrocardiografico caratteristico è il blocco di branca destra. Non è ancora del tutto chiaro se tale alterazione sia realmente presente in questa sindrome o se rappresenti una ripolarizzazione precoce dell’epicardio del ventricolo destro.

Alcuni autori quindi preferiscono parlare di “pseudo-blocco di branca destra” o di “pattern tipo blocco di branca destra” a causa dell’infrequente riscontro dell’onda S in V5-V6, caratteristica peculiare del blocco di branca destra, e per l’usuale riscontro di una durata normale del QRS. Inoltre, in circa il 30-50% dei pazienti affetti da SB, vi è il riscontro di un intervallo PR prolungato con blocco atrioventricolare di I grado.

Le aritmie che caratteristicamente si registrano in questi pazienti sono TV polimorfe e FV. Alcuni degli episodi aritmici terminano spontaneamente, altri persistono causando il collasso cardiocircolatorio. Non di rado nei pazienti resuscitati, l’aritmia si presenta più volte nello stesso giorno e nei giorni seguenti, per poi spegnersi gradualmente (tempeste aritmiche).

In pazienti portatori di ICD è stato osservato che la tachicardia inizia senza precedenti variazioni del ciclo RR31, quindi senza una sequenza elettrocardiografica caratteristica che preceda l’evento aritmico. Resta infine da segnalare che circa il 10% dei pazienti con SB presenta anche episodi di fibrillazione atriale parossistica16,32. Studi recenti hanno dimostrato un’interessante associazione tra SB e tachicardie sopraventricolari. Questo fa supporre che il substrato aritmogeno in questa sindrome potrebbe non essere limitato a livello ventricolare.


Fattori scatenanti

Anche se sono note diverse condizioni che possono modificare in modo significativo il quadro elettrocardiografico dei pazienti con SB, fino  oggi non si è riusciti ad identificare i fattori scatenanti gli eventi cardiaci maggiori. Miyazaki e altri sono stati i primi a mettere in evidenza la variabilità del quadro elettrocardiografico ed in particolare come l’entità del sopraslivellamento del tratto ST possa essere influenzato da numerosi fattori. Maggiormente indagato è oggi il ruolo dell’attività vagale e della temperatura come possibili eventi scatenanti delle aritmie nei pazienti con SB. Vari studi hanno ipotizzato che l’aritmia possa instaurarsi con meccanismo bradicardia-dipendente.

Questa caratteristica giustificherebbe l’alta incidenza di morte cardiaca improvvisa durante la notte. Anche tra i portatori di ICD, il 30% degli episodi aritmici documentati, si colloca tra la mezzanotte e le sei di mattina. Bisogna però sottolineare che non in tutti i pazienti gli episodi aritmici si verificano di notte. Dati interessanti stanno emergendo sulla possibilità della temperatura di influenzare le manifestazioni fenotipiche.

P. Brugada e J. Brugada3, nel lavoro del 1992, hanno riportato il caso di 1 paziente che è andato incontro a episodi multipli di TV durante episodi febbrili. Anche dati sperimentali sembrano avvalorare questa ipotesi mettendo in evidenza come la temperatura sia in grado di modulare l’espressione di specifiche mutazioni a carico del gene SCN5A37.


Diagnosi

L’iter per porre diagnosi di SB risulta complesso: le manifestazioni cliniche eterogenee, la variabilità nel tempo del quadro elettrocardiografico e le incomplete conoscenze delle basi genetiche limitano le possibilità di diagnosi.

Il gold standard per la diagnosi di SB è costituito dall’analisi molecolare. L’identificazione di una mutazione genetica sul gene SCN5A pone diagnosi di certezza della patologia ma a tutt’oggi è possibile solo in una ridotta percentuale dei casi, si stima circa il 20% dei pazienti sicuramente affetti clinicamente. Pertanto il principale strumento diagnostico è costituito dall’ECG a 12 derivazioni.

Viene considerato diagnostico un tracciato con la presenza di un sopraslivellamento del tratto ST ≥ 2 mm, in almeno due delle derivazioni precordiali destre e blocco di branca destra, completo o incompleto. In caso di più registrazioni elettrocardiografiche di uno stesso paziente si fa riferimento al tracciato dove il sopraslivellamento del tratto ST è di maggiore entità .

In alcuni pazienti il riscontro di un pattern elettrocardiografico tipico, unitamente alla storia personale di episodi sincopali e/o arresto cardiaco resuscitato, permettono di porre diagnosi di SB. Risulta invece più complesso individuare e diagnosticare come affetti i pazienti asintomatici ed i pazienti sintomatici ma con un quadro elettrocardiografico normale, per i quali sono necessari ulteriori esami clinici e strumentali.

Alcuni autori sostengono che il posizionamento degli elettrodi in spazi intercostali superiori (II, III) aumenti la sensibilità e la specificità dell’indagine elettrocardiografica.

L’iniziale ottimismo che la diagnosi di SB si potesse porre semplicemente sul riscontro di precise alterazioni elettrocardiografiche, è stato mitigato sia dall’alta incidenza di falsi positivi che di falsi negativi. I falsi positivi sono probabilmente dovuti all’assunzione di farmaci o alla presenza di malattie diverse dalla SB (per esempio il timoma) che possono dare un pattern “Brugada- like” all’ECG; i falsi negativi sono invece correlabili al comportamento dinamico del quadro elettrocardiografico nei pazienti affetti da SB27.

A tutt’oggi l’esame fondamentale per slatentizzare le anomalie elettrocardiografiche nascoste è il test farmacologico con farmaci bloccanti i canali del sodio, somministrati per via endovenosa in bolo lento (ajmalina 1 mg/kg; procainamide 10 mg/kg; flecainide 2 mg/kg).

I bloccanti dei canali del sodio sembrano facilitare la perdita della fase di “plateau” delle cellule epicardiche del ventricolo destro, dovuto ad uno sbilanciamento tra correnti in entrata ed in uscita alla fine della fase 1 del potenziale d’azione. Vanno quindi a ridurre il gradiente di INa, che nei pazienti con mutazioni a carico del gene SCN5A è già ridotto. In seguito all’infusione di farmaci antiaritmici di classe IA e IC si può quindi evidenziare la comparsa o l’accentuazione del sopraslivellamento del tratto ST all’ECG di superficie (Fig. 1). Brugada e altri hanno indicato la somministrazione di ajmalina o flecainide come test diagnostico per identificare le forme frustre di SB, attribuendo a tale test una sensibilità ed una specificità del 100%. Affermano infatti che nel loro studio hanno registrato una correlazione tra fenotipo (ECG tipico della sindrome, spontaneo o slatentizzato dal farmaco) e genotipo (presenza del difetto genetico) nel 100% dei casi. Lo stesso risultato non è stato confermato dal nostro studio con la dimostrazione di una minore sensibilità del test con farmaci bloccanti i canali del sodio, rivelatosi incapace di smascherare diversi “silent gene carriers” (valore predittivo positivo 35%)43.

Un altro strumento utile per confermare la diagnosi è il test ergometrico. Anche se la specificità del test non è elevata, è stato rilevato che nel 35%36 dei pazienti affetti si ha una riduzione del sopraslivellamento del tratto ST durante l’incremento di lavoro e un ritorno al basale in recupero. Si pensa che questo possa essere correlato alle variazioni di frequenza e al tono autonomico.

 

 


Figura 1. Pattern elettrocardiografico spontaneo (a sinistra) e diagnostico solo dopo somministrazione di flecainide (a destra).


Diagnosi differenziale


Il riscontro di un sopraslivellamento del tratto ST è stato osservato in svariate condizioni cliniche e sperimentali e quindi non risulta una caratteristica unica e diagnostica per la SB. Ci sono diverse patologie cardiache che possono presentare questa caratteristica elettrocardiografica come ad esempio l’ischemia acuta settale, la displasia aritmogena del ventricolo destro (ARVD), gli aneurismi ventricolari e la ripolarizzazione precoce.

Anche alcune patologie extracardiache possono associarsi a questa caratteristica elettrocardiografica: squilibri elettrolitici (ipercalcemia, iperkaliemia), disordini metabolici, accidenti polmonari.

Criteri diagnostici della sindrome di Brugada. Blocco di branca destra completo o incompleto Sopraslivellamento del tratto ST ≥ 2 mm in V1-V3 in basale o dopo somministrazione di farmaci bloccanti i canali del sodio Esclusione di patologie cardiache strutturali e farmaci che simulano il quadro elettrocardiografico della sindrome Presenza di mutazione su SCN5A associato a deficit funzionale del canale del sodio lia polmonare acuta), malattie infiammatorie (malattia di Chagas), patologie a carico del sistema nervoso centrale e periferico (lesioni cerebrali, emorragia subaracnoidea, atassia di Friedrich, deficit di tiamina), tumori del mediastino, miopatie (distrofia di Duchenne, malattia di Steinert), il pectus excavatum, gli aneurismi aortici dissecanti, il sovradosaggio di antidepressivi eterociclici44 e l’intossicazione da cocaina.

La patologia più frequentemente posta in diagnosi differenziale con la SB è l’ARVD.

Esistono opinioni discordanti sulla possibile relazione tra le due malattie, alcuni autori ritengono che la SB sia una forma frustra dell’ARVD. Quest’ultima è una malattia del muscolo cardiaco, caratterizzata da un rimodellamento fibroadiposo del ventricolo destro. Interessa solitamente in modo segmentario il ventricolo destro, ma in alcuni casi anche massivamente, diventando responsabile di insufficienza cardiaca.

L’ARVD viene diagnosticata più frequentemente in giovani maschi, anche se è stata osservata ad ogni età ed in entrambi i sessi. I sintomi propri della sindrome vanno dal cardiopalmo alla sincope. La malattia è spesso familiare (30%) e mostra una trasmissione di tipo autosomico dominante. La diagnosi definitiva di ARVD si basa sulla dimostrazione istologica del rimodellamento transmurale fibroadiposo del miocardio ventricolare. Risulta però difficile porre diagnosi basandosi su biopsie del ventricolo destro, sia per la natura segmentaria della malattia, sia per il raro coinvolgimento del setto interventricolare, con conseguenti falsi negativi.

La risonanza magnetica riveste un ruolo fondamentale nell’evidenziare un’eventuale sostituzione adiposa del ventricolo destro. L’ecografia bidimensionale è invece un’indagine tuttora discussa per quanto riguarda la sua capacità di identificare correttamente potenziali alterazioni minime delle strutture esplorate, in particolare del ventricolo destro. Nei pazienti con SB questi esami strumentali risultano negativi così come l’esame istologico. Gli autori che sostengono la teoria che la SB e l’ARVD siano due varianti della stessa malattia, focalizzano l’attenzione sull’inadeguatezza degli strumenti diagnostici a disposizione per identificare le anomalie cardiache strutturali di minima entità. Per giungere alla diagnosi è necessario quindi integrare i dati provenienti da una minuziosa raccolta anamnestica, da un attento esame clinico e da mirati esami strumentali e di laboratorio. L’analisi genetica attualmente serve a confermare una diagnosi clinica, ma, poiché fino ad ora non sono noti tutti i geni-malattia, un risultato negativo non può escludere la presenza della SB. Questa analisi mostra inoltre la sua utilità nell’identificare i possibili familiari “gene carriers”, dopo che la mutazione è stata individuata nel probando.


Terapia
Una terapia farmacologica con una provata efficacia nell’aumentare la sopravvivenza nei pazienti con SB non è al momento disponibile. Su basi teoriche la chinidina, vagolitico che blocca Ito, potrebbe essere utile nella terapia di questa sindrome, almeno nei casi con chiara azione del sistema parasimpatico nell’accentuazione del sopraslivellamento del tratto ST.

L’amiodarone ed i betabloccanti non hanno mostrato alcun effetto positivo. Dal confronto tra le curve di sopravvivenza di pazienti trattati con questi farmaci e pazienti sottoposti ad impianto di defibrillatore, non si sono evidenziate differenze significative nell’incidenza di nuovi eventi.

Van Den Berg ha suggerito l’impianto di pacemaker a scopo terapeutico basandosi sul razionale che c’è una variante della SB con TV e FV bradicardiadipendente. L’unico trattamento con provata efficacia oggi disponibile è l’impianto di un defibrillatore automatico. Questo tipo di intervento comporta però un deterioramento della qualità di vita dei pazienti (presenza di corpo estraneo, parziale limitazione di alcuni movimenti dell’arto superiore vicino all’impianto, rottura dei cateteri, infezione della tasca che accoglie il defibrillatore, scariche inappropriate e malfunzionamenti).

L’approccio con ICD non può essere messo in dubbio in presenza di pazienti sintomatici con SB. Discutibili sono invece le indicazioni all’impianto in soggetti asintomatici che presentino il solo aspetto elettrocardiografico tipico della sindrome

L’uso dell’ICD nella SB è stato recentemente valutato dalla Task Force sulla morte cardiaca improvvisa della Società Europea di Cardiologia (Fig. 2)

 



Figura 2. Stratificazione del rischio e indicazione all’impianto di defibrillatore automatico, secondo le linee guida della Task Force della Società Europea
di Cardiologia. FV = fibrillazione ventricolare; ICD = cardiovertitore-defibrillatore impiantabile; MCI = morte cardiaca improvvisa; SEP = stimolazione
elettrica programmata; TV = tachicardia ventricolare; TVs = tachicardia ventricolare sostenuta.


Stratificazione del rischio

(Fig. 2)

Da alcuni dati epidemiologici riportati in letteratura3 emerge che il 30% dei pazienti con eventi cardiaci in anamnesi sviluppa episodi di TV polimorfa durante un follow-up di 3 anni. Per indirizzare la gestione clinica dei pazienti affetti da SB sarebbe importante individuare gli indici in grado di stratificare il rischio di questi soggetti. Diversi gruppi di studio hanno preso in considerazione numerosi parametri per raggiungere questo scopo (l’età, il sesso, la familiarità per morte cardiaca improvvisa in età giovanile, la presenza/assenza di sintomi, l’entità, la morfologia e il carattere dinamico o persistente del sopraslivellamento del tratto ST, la presenza di potenziali tardivi e la facile inducibilità di aritmie maggiori con stimolazione elettrica programmata), ma fino ad ora non sono riusciti a dimostrarne chiaramente l’utilità.

Brugada e altri hanno proposto la stimolazione elettrica programmata come importante strumento nel determinare il rischio dei pazienti affetti da SB. Nell’algoritmo proposto per la gestione di questi pazienti, è proprio il risultato della stimolazione elettrica programmata che guida la decisione di porre l’indicazione all’impianto del defibrillatore automatico nei pazienti asintomatici, se positivo, o di eseguire controlli periodici nei pazienti in cui il test risulta negativo. Il ruolo della stimolazione elettrica programmata rimane comunque controverso. Dato che circa il 60-90% dei pazienti con SB sono inducibili alla stimolazione elettrica programmata, questo approccio conduce all’impianto del defibrillatore automatico in un ampio numero di individui asintomatici.

Un nostro recente studio, condotto su 60 pazienti, mostra, inoltre, un limitato valore della stimolazione elettrica programmata nell’identificare i pazienti a rischio di morte cardiaca improvvisa, avendo un valore predittivo positivo del 50% e un valore predittivo negativo nel 46% dei casi.

La mancanza però di un protocollo standard per l’esecuzione dell’esame (riguardo all’intervallo di accoppiamento, al numero e alla sede degli extrastimoli e alla concomitanza o meno di test provocativi con farmaci antiaritmici) rende difficile il confronto dei risultati provenienti da centri diversi, limitando la possibilità di valutare in modo preciso l’utilità e la riproducibilità del test.

Recentemente diversi autori hanno pubblicato i risultati di una casistica di pazienti sottoposti a stimolazione elettrica programmata con l’evidenza di un elevato valore predittivo negativo.

Purtroppo ad oggi nessuno è in grado di stabilire dopo quanto tempo da un risultato negativo bisognerebbe ripetere il test provocativo.

Da alcuni lavori di Brugada  emerge inoltre che la prognosi sembra essere uguale tra pazienti sintomatici e asintomatici con pattern elettrocardiografico tipico, e che i pazienti che mostrano un sopraslivellamento del tratto ST permanente hanno la stessa probabilità di sviluppare aritmie maggiori di quelli che mostrano un sopraslivellamento del tratto ST transiente o slatentizzato dal test con ajmalina.

Questi dati non sono stati confermati da altri studi i quali hanno dato invece risultati nettamente diversi, soprattutto per i pazienti asintomatici (nessun evento a 3 anni).

Nel 2001 la Società Europea di Cardiologia ha pubblicato le linee guida per la morte cardiaca improvvisa, che includono il parere di esperti sul valore prognostico della stimolazione elettrica programmata nei pazienti con SB.

Nel 2002 abbiamo dimostrato come la presenza di un pattern elettrocardiografico spontaneo e dell’eventuale associazione con episodi sincopali in anamnesi, siano fattori principali nella stratificazione prognostica28. L’analisi dei dati provenienti da 200 soggetti affetti da SB ha evidenziato come l’associazione di questi due fattori sia indice di maggiore probabilità di andare incontro ad arresto cardiaco.

L’identificazione di questi indici prognostici ha permesso di classificare i pazienti affetti da SB in tre gruppi principali

 

(Tab. II):

• pazienti ad alto rischio: sono quelli che sono sopravvissuti ad un arresto cardiaco, o che presentano all’ECG basale un sopraslivellamento del tratto ST e che hanno in anamnesi un episodio sincopale.

Nella nostra popolazione il 10% dei pazienti sono rientrati in questa categoria.

Questi pazienti vanno considerati come candidati all’impianto del ICD;

• pazienti a rischio intermedio: sono i pazienti che manifestano un sopraslivellamento spontaneo del tratto ST, senza storia di eventi sincopali. Presentano una tendenza ad avere un aumentato rischio, ma non statisticamente significativo. Nella nostra popolazione questo gruppo include il 41% dei pazienti: la loro gestione clinica rimane empirica. La valutazione mediante “insertable loop recorder” potrebbe essere utile in questo gruppo al fine di stabilire l’eventuale presenza di aritmie a decorso asintomatico che potrebbero influire sulla prognosi;

• pazienti a basso rischio: sono i pazienti con fenotipo negativo o pazienti che mostrano un ECG diagnostico solo dopo test provocativo: questi pazienti rappresentano il 49% della popolazione in studio, hanno una prognosi probabilmente favorevole e vengono considerati come tali fino all’eventuale comparsa di indici prognostici negativi (eventi sincopali associati ad aritmie documentate, comparsa di pattern elettrocardiografico spontaneo). 

 

 

Tabella II. Classificazione del rischio nei pazienti affetti da sindrome di Brugada.

 

Fascia di rischio Hazard ratio   Popolazione Caratteristiche cliniche
Alto 6.4   10% ECG basale positivo ed eventi in anamnesi
Intermedio 2.1   41% ECG basale positivo senza eventi in anamnesi
Basso 1.0   49% ECG basale negativo con o senza eventi in anamnesi

 


 

 

 


 

di: Cardiologia Molecolare, IRCCS Fondazione S. Maugeri, §Dipartimento di Cardiolog

 

Pubblicato da: Dr. Mauro Di Marino

 


 

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