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Gli energy drink modificano l’attività del cuore

 










Lo sostiene una ricerca tedesca


In attesa di ulteriori studi si consiglia prudenza

 

 

Un’analisi tedesca su 18 persone sane dimostra  che gli energy drink hanno un effetto diretto sull’attività del cuore. Iniziano a comparire gli studi non epidemiologici sugli effetti cardiaci degli energy drink, finora dedotti soltanto dai casi segnalati in tutto il mondo in seguito a ricoveri e anche a qualche decesso. Nei giorni scorsi è stata presentata all’ultimo meeting annuale della Radiological society of North America, una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell’Università di Bonn, in Germania, che documenta, senza possibilità di equivoco, l’esistenza di questi effetti.

 

Per vedere se esiste una correlazione tra  l’assunzione di una quantità normale di energy drink e l’attività del cuore, i cardiologi tedeschi hanno chiesto a 18 volontari sani (età media: 27,5 anni, 15 uomini e tre donne) di sottoporsi a una risonanza magnetica cardiaca prima e dopo aver bevuto una lattina della bevanda contenente taurina (400 milligrammi/litro) e caffeina (32 milligrami/litro). Il risultato non lascia spazio a dubbi: rispetto alla risonanza di controllo, la seconda, effettuata un’ora dopo l’assunzione dell’energy drink, ha mostrato in tutti i soggetti un aumento della contrattilità del ventricolo sinistro (parte di cuore che riceve il sangue dai polmoni, lo pompa nell’aorta e dopo va a tutto il corpo). “In media” hanno spiegato gli autori “queste bibite contengono caffeina e taurina in quantità fino a tre volte superiori a quelle che si trovano nella cola o in un normale caffè e queste sostanze, a quelle concentrazioni, possono dare un’accelerazione del battito cardiaco, palpitazioni, aumento della pressione sanguigna e, nei casi più gravi, convulsioni e morte. Noi abbiamo visto solo un aumento di contrattilità. Non sappiamo se ciò modifichi o meno le normali attività quotidiane o le prestazioni atletiche, ma questi aspetti saranno oggetto di ulteriori studi, così come lo sarà la determinazione della durata di tali effetti”.

 

Non sono emerse, invece, differenze significative nel battito cardiaco, nella pressione e nella quantità totale di sangue spinta dal ventricolo sinistro, a indicare forse che l’effetto sulla contrattilità cardiaca potrebbe essere di durata breve e di entità lieve. “Tuttavia – hanno ricordato ancora gli autori – bisogna tenere presente che nello studio sono stati considerati volontari sani non abituati ad assumere questo tipo di bevande. Il passaggio successivo sarà  verificare l’effetto di una lattina in persone che ne bevono abitualmente, e studiare  quali conseguenze potrebbe avere l’aumento di contrattilità in soggetti con varie patologie cardiache”.

 

Secondo la Substance Abuse and Mental Health Service Administration americana, tra il 2007 e il 2011 i ricoveri nei Pronto Soccorso riconducibili all’assunzione di energy drink sono passati da circa 10.000 a quasi 21.000 all’anno, un dato che desta molta preoccupazione. Del resto, in molti Paesi (da ultima la Francia, con il suo “emendamento Red Bull” conseguente ad un rapporto dell’Anses), si sta cercando di introdurre una limitazione alla vendita, oltre a prevedere consigli a soggetti potenzialmente vulnerabili come le donne incinte, i bambini o le persone che soffrono di aritmie.

 

di: .lfattoalimentare

 

Pubblicato da: Dr. Mauro Di Marino

 


 

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