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Alimentazione

Nei bambini con il girovita largo conviene cominciare presto i controlli  

 

 

 

 

 

 

 



Ragazzini e donne sono categorie per le quali si tende a sottovalutare il problema

Siamo abituati a pensare all’ipertensione come a un problema da adulti: prima dei 40 anni pochi se ne preoccupano (moltissimi neanche dopo, a dir la veritàWink. Forse dovremmo ricrederci e misurare la pressione anche ai nostri figli fin dalle elementari, visto che la quota di bambini e ragazzi ipertesi è in continua crescita: negli Usa ha segnato un balzo del 27 % in 13 anni, stando a una ricerca pubblicata su Hypertension.
Si tratta di dati d’oltreoceano, dove certamente lo stile di vita è diverso e magari favorisce lo sviluppo della pressione alta; tuttavia pare non sia il caso di rilassarsi, visto che in Italia 1 bambino su 3 è sovrappeso e i chili di troppo, secondo gli autori della ricerca, sono fra i maggiori responsabili dell’ipertensione nei giovanissimi.

I medici per arrivare alle loro conclusioni hanno messo a confronto oltre 3.200 bimbi e ragazzi fra gli 8 e i 17 anni che avevano partecipato al National Health and Nutrition Examination Survey fra il 1988 e il 1994 (NHANES III) con più di 8.300 coetanei esaminati per il NHANES svolto fra il 1999 e il 2008. Sono stati valutati, oltre alla pressione arteriosa, anche parametri come peso, girovita, introito di sale giornaliero.

SOVRAPPESO

I risultati parlano chiaro: in appena 13 anni il numero di ragazzi con la pressione alta è salito di quasi un terzo. I maschi sono più spesso ipertesi delle femmine, ma è fra le ragazze che il tasso di ipertensione è cresciuto maggiormente; il rischio di pressione alta è più elevato per tutti gli under 18 con girovita e peso eccessivi e purtroppo, come spiega Bernard Rosner, dell’Harvard Medical School di Boston, che ha coordinato la ricerca: «Nei ragazzini la diffusione del sovrappeso è aumentata durante l’arco di tempo trascorso fra le due rilevazioni: entrambi i sessi, ma soprattutto le femmine, hanno oggi una circonferenza vita più larga rispetto al passato. Accanto ai chili di troppo, anche l’eccesso di sale nella dieta pare responsabile dell’aumento della pressione fra i giovanissimi: chi ne consuma di più ha un rischio di pressione alta del 36% più elevato rispetto ai ragazzini che mangiano sale con maggior moderazione. Purtroppo l’80% degli under 18 introduce ogni giorno oltre 2,3 grammi di sale, in gran parte per colpa dei cibi industriali: ben di più rispetto al grammo e mezzo raccomandato dall’American Heart Association».

TROPPO SALE

Non va meglio in Italia, dove tutte le indagini sul tema indicano che mangiamo troppo salato rispetto a quanto dovremmo. Ridurre il sale nella dieta, invece, potrebbe aiutare ad abbassare la pressione arteriosa anche nei più piccoli, nei quali la diagnosi si fa quando almeno tre letture consecutive sono oltre la soglia stabilita per l’età, il sesso e l’altezza. «I bambini cicciottelli spesso hanno la pressione alta - conferma Gianfranco Parati, cardiologo dell’Università di Milano-Bicocca -.
Fin dall’età scolare dovremmo misurare la pressione a bimbi e ragazzini una volta all’anno: identificare presto chi ha valori alterati significa poter fare una vera prevenzione, educando a uno stile di vita sano per scongiurare danni agli organi che potrebbero manifestarsi poi dopo un certo numero di anni». Purtroppo avere la pressione alta fin da bambini espone infatti ancora di più (e prima) ai pericoli per cuore e vasi. Lo stesso vale per chi diventa iperteso da giovane adulto, un’altra categoria di pazienti in forte aumento per colpa di stili di vita sbagliati: sedentarietà, sovrappeso, alimentazione sbagliata, abuso di sostanze (dall’alcol alle droghe) oggi sono molto più diffusi rispetto al passato e tutti contribuiscono a far salire la pressione del sangue.

GIOVANI E STRESS

Si tratta di elementi di rischio molto diversi da quelli di un sessantenne, che perciò vanno identificati e conosciuti per poter individuare i soggetti da valutare con maggiore attenzione: la SIIA sta portando avanti uno studio per stabilire quali siano i fattori che più incidono sulla probabilità di ammalarsi da giovani - spiega Massimo Volpe, cardiologo e scorso presidente SIIA -. Sta emergendo, ad esempio, che fra gli adulti giovani lo stress è un pericolo da non sottovalutare: l’urbanizzazione, il lavoro eccessivo, o che non c’è, sono tutti elementi che incidono negativamente sulla pressione e contribuiscono a spiegare perché l’età di comparsa dell’ipertensione si stia abbassando. La diffusione del problema è cambiata anche nel sesso femminile: le giovanissime, ad esempio, sono più a rischio perché in alcune gli anticoncezionali ormonali possono far salire la pressione (aumentando la ritenzione di sodio, ndr). In più, le donne sono molto informate sul tumore al seno e le patologie ginecologiche, ma non pensano che le malattie cardiovascolari le riguardino davvero e non fanno controlli».

RISCHI PER LE DONNE -

«La prevenzione dovrebbe essere identica a quella dell’uomo, ma le donne spesso si trascurano - conferma Parati -. Invece l’ipertensione è anche un rischio al femminile, ad esempio durante la gravidanza con la gestosi, o dopo la menopausa quando viene meno la protezione degli estrogeni su cuore e vasi. Senza contare le fumatrici di tutte le età, oggi più numerose degli uomini, in cui la probabilità di ipertensione è molto elevata». Stando a una ricerca pubblicata nei giorni scorsi, peraltro, nelle donne le conseguenze della pressione alta sembrano pure peggiori: a parità di valori pressori, infatti, nel sesso femminile si riscontrerebbe il 30-40 per cento di danni vascolari in più rispetto agli uomini. «Per l’ictus è senza dubbio così: soprattutto nella

post-menopausa le donne hanno un rischio più alto rispetto al sesso maschile - osserva Volpe -. Per le cardiopatie ischemiche e l’infarto non sembra valere lo stesso, tuttavia bisogna sottolineare che le donne, anche quando assommano molti fattori di rischio, si controllano e si proteggono un po’ meno, non badando a se stesse in favore della cura del resto della famiglia. Anche questo contribuisce a renderle più fragili di fronte alle conseguenze dell’ipertensione»

 


 

 

Pubblicato da: Dr. Mauro Di Marino

 


 

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