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Cardiochirurgia

Francia, morto il primo paziente col cuore artificiale autonomo

 

 

 

 

 

 

 

 

L'organo ha cessato di battere 75 giorni dopo il trapianto: avrebbe dovuto durare almeno cinque anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ morto 75 giorni dopo quel trapianto che gli aveva ridato la speranza di altri 5 anni di vita: il primo cuore artificiale autonomo, impiantato in Francia a dicembre scorso, ha cessato di battere domenica 2 marzo. Lo scrive il quotidiano francese, Le Figaro.

”Le cause della morte saranno note solo dopo l’analisi approfondita di numerosi dati medici e tecnici registrati”, si legge in una nota dell’ospedale europeo Georges Pompidou che ha eseguito l’operazione d’avanguardia.
I cuori artificiali vengono generalmente impiantati nei cardiopatici in attesa di un trapianto, mentre questa volta l’organo sperimentale avrebbe dovuto risparmiare al paziente operazioni per almeno cinque anni.
La protesi meccanica pesa 900 grammi e costa 150mila euro. Alla guida dell’azienda francese che l’ha prodotta, la Carmat, c’è l’italiano Marcello Conviti. Il cuore artificiale è stato concepito dopo lunghi anni di studi e ricerche. A fine settembre, le autorità sanitarie francesi avevano dato il proprio via libera al trapianto.

 

L’intervento senza precedenti fu attuato all’ospedale Georges Pompidou di Parigi

È stata una prima mondiale, che era attesa da anni: un cuore artificiale completamente autonomo, trapiantato per la prima volta su un paziente affetto da insufficienza cardiaca terminale da un’equipe medica dell’ospedale europeo Georges Pompidou di Parigi.

 

Il cuore artificiale è stato concepito dall’azienda francese , dopo lunghi anni di studi e ricerche. «Questo primo trapianto si è svolto in modo soddisfacente (...).

 

A fine settembre, le autorità sanitarie francesi avevano dato il proprio via libera al trapianto, che potrebbe aprire nuove importanti prospettive per i malati di cuore. «Ci rallegriamo di questo primo trapianto, ma sarebbe chiaramente prematuro trarne delle conclusioni perché si tratta di un prima operazione, con un decorso post-chirurgico ancora molto breve», commenta il direttore generale di Carmat, Marcello Conviti, nel comunicato pubblicato alla chiusura delle borse, visto che la società è quotata. Fondata dal chirurgo Alain Carpentier, l’azienda è mondialmente riconosciuta per aver inventato le valvole cardiache Carpentier-Edwards. 

Il nuovo cuore artificiale, su cui l’azienda lavora da vent’anni, è una bioprotesi interamente impiantabile, che si adatta allo sforzo e dovrebbe ridare al paziente la propria autonomia. Simile al cuore umano, l’apparecchio - «solido» e con «una funzionalità e una durata esemplari» - è formato da quattro valvole e due ventricoli cardiaci. «Riproduce totalmente un normale cuore umano con due ventricoli che mobilitano il sangue come farebbe il muscolo cardiaco, con dei ricettori che permettono di accelerare il cuore, di rallentarlo, di aumentare il flusso, di diminuire il flusso. Il paziente dorme, diminuisce. Sale le scale, accelera, non ha dunque nulla a che vedere con una pompa meccanica», spiegava a settembre Philippe Pouletty, co-fondatore del gruppo. 

 

Secondo le regole stabilite dalle autorità sanitarie transalpine, il paziente operato a Parigi, la cui identità non è stata rivelata, soffriva  di un’insufficienza cardiaca terminale, con un pronostico vitale seriamente compromesso, e nessuna alternativa terapeutica. Carmat assicura che il cuore artificiale potrebbe salvare ogni anno la vita di migliaia di pazienti senza rischio di rigetto e assicurando loro una qualità di vita senza precedenti.


Il primo trapianto di cuore della storia risale al 3 dicembre 1967. Fu effettuato a Città del Capo e il paziente morì dopo 18 giorni.

 


 

 

Pubblicato da: Dr. Mauro Di Marino

 


 

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