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Cardiologia

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I pazienti con fibrillazione atriale che soffrono di ansia o disturbi del comportamento sono più inclini a sovrastimare gli episodi aritmici anomali. I pazienti donna e quelli più anziani a sottostimarli. I risultati di uno studio prospettico pubblicato su Heart Rhythm.

La fibrillazione atriale (FA)
si manifesta con diversi sintomi che vanno dalle palpitazioni, vertigini e sensazioni di svenimento, al dolore toracico e al senso di oppressione e alla difficoltà respiratoria. In molti casi questa aritmia è asintomatica. Le linee guida della FA considerano che il principale obiettivo nella gestione del paziente deve essere alleviare o far regredire i sintomi imputabili all’aritmia. Tuttavia la percezione che i pazienti hanno del loro ritmo è spesso inaccurata rendendo più difficile e delicata la scelta di una terapia appropriata basata sulla sintomatologia.

Lo studio pubblicato sulla rivista Heart Rhythm ha voluto indagare quanto sia accurata la percezione del ritmo da parte del paziente e quali fattori possono predirne l’inaffidabilità.

Lo studio
Nello studio sono stati coinvolti 458 pazienti esterni con FA documentata. Per valutare quanto spesso e in quale misura il ritmo predominante percepito dal paziente si discosta da quello reale è stato distribuito un questionario attraverso il quale i pazienti davano un’autovalutazione dei loro sintomi. Le risposte sono state confrontate con i tracciati che erano stati registrati con Holter per una settimana in modo continuativo .

Ben l’85% dei pazienti – riportano gli autori dello studio sulla rivista Heart Rhythm – sono stati relativamente accurati nella percezione della FA. Per il rimanente 15% invece la percezione del ritmo è stata di molto falsata, in eccesso o in difetto. Alcuni avevano sovrastimato i sintomi credendo di essere in continua FA (23 pazienti, circa il 5%), altri invece li avevano sottostimati (45 pazienti, circa il 10%).

Quale sia il profilo del paziente più incline ad avere una percezione falsata del grado di severità della propria malattia è deducibile dall’analisi bivariata che ne ha indentificato i fattori predittivi. La sottostima si associa all’età e al genere: pazienti più anziani e di sesso femminile sono più inclini a sottostimare durata e frequenza dei loro episodi di FA. Comorbilità psicologiche, come depressione e ancor di più ansia, predicono fortemente l’overstima, tra i due l’ansia ha una più forte correlazione.

Conclusioni
Tenuto conto che l’ansia e la depressione sono maggiormente prevalenti nei pazienti con FA che nella popolazione generale, i clinici – considerano gli autori dello studio – non dovrebbero basarsi unicamente sui sintomi riferiti dai pazienti stessi e sulle valutazioni soggettive di episodi di FA quando le terapie sono finalizzate ad alleviare la FA nella speranza di risolverne i sintomi.

I risultati raccolti in questo studio richiamano all’attenzione dei colleghi il problema della percezione del paziente della propria malattia e i fattori che andrebbero tenuti in considerazione quando la terapia si basa anche sui sintomi attribuiti dal paziente alla FA. L’errata percezione da parte del paziente dei sintomi attribuibili alla FA potrebbe portare a un trattamento inutile indirizzato da un falso problema.

Nel caso di pazienti che potrebbero riportare una sovrastima o una sottostima degli episodi associati alla FA ci si potrebbe affidare al monitoraggio continuo dell’ECG per individuare eventuali discrepanze. Senza però perdere di vista l’aspetto relazione che dovrebbe essere sempre al centro della cura: “migliorare la comunicazione e l’educazione del paziente a interpretare i segni e i sintomi della FA potrebbe fare molto per migliorare la cura globale del paziente”

 

 

Pubblicato da: Dr. Mauro Di Marino

 


 

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