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Tecnico Perfusionista

Perfusionista oppure Tecnico della Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione Cardiovascolare?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La figura del perfusionista in questi anni è stata erroneamente identificata solo ed esclusivamente con quella di un tecnico che si occupa va della circolazione extracorporea.  


Oggi, sebbene la riforma dell’Università preveda un corso di studi che vuole formare dei professionisti in ambito cardiovascolare, ancora è troppo radicata nella mentalità comune l’idea  che il perfusionista sia semplicemente una persona deputata esclusivamente alla C.E.C.

A  questo proposito, proprio rifacendomi alla dicitura del co rso di laurea,ossia “ Tecniche della  Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione Cardiovascolare ”, vorrei proporre alcune considerazioni circa la nostra figura professionale.  

 


Il tecnico perfusionista deve certamente occuparsi dell a perfusione cardiovascolare: questa sua  competenza nel corso degli anni si è andata affinando e d evolvendo fino ad arrivare ad oggi  dove, la circolazione extracorporea, ricopre un ruolo fondamentale durante gli interventi  cardiochirurgici.

Ma, come ho detto, non è in discussio ne il ruolo del perfusionista nella  conduzione del by-pass cardiopolmonare. Mi preme però sottolineare ed evidenziare quello che il  perfusionista può fare anche, e soprattutto, nell’ambito di un dipartimento delle malatti e cardiovascolari. Infatti, noi e poi i neolaureati, siamo tecnici specializzati non soltanto nella perfusione cardiovascolare, ma anche nella fisiopatologia cardiocircolatoria.

 

Questo è un aspetto di rilevanza enorme se si pensa al problema dell’impiego che nel prossimo futuro troverann o i tecnici che usciranno dalle lauree triennali:non si può pensare di indirizzare tutti verso le sale operatorie di cardiochirurgia.  

Bisogna a questo punto trovare nuove strade ed inserir e i nuovi tecnici nei propri ambiti di competenza.

A questo proposito posso descrivere ciò che ci siamo propo sti e ci impegniamo a realizzare nel  mio centro di lavoro.  

In primo luogo noi ci occupiamo non solo della cardiochirurgia, ma anche delle sale di emodinamica ed elettrofisiologia.

 

Questo ci ha permesso di far ruotare gli studenti in queste  sale operatorie con lo scopo, alla fine del triennio di studi, di fornire loro una preparazione a trecentossessanta gradi sulla fisiopatologia cardiocircolatoria.  

In queste sale il tecnico perfusionista svolge mansioni esclusivamente di natura tecnica: coadiuva il personale medico negli ambienti idonei fornendo indicazioni essenziali o conducendo, sempre sotto indicazione medica, apparecchiature finalizzate alla diagnostica emodinamica ed elettrofisiologica.  


Ad esempio,oggi i moderni angiografi offrono una moltitudine di alternative per rilevare l’entità di  una stenosi in una coronaria: inserendo un catetere  diagnostico si può definire con estrema  precisione il sito,la severità e la lunghezza di una stenosi; con un doppler intracoronarico si può misurare il flusso sanguigno attraverso questa. In  questo modo, dunque, il tecnico  perfusionista può effettivamente cooperare con l’emodin amista nella scelta degli stent da  utilizzare e della migliore tecnica emodinamica da adottare.  

Ancora altri esempi possono essere fatti per l’elettro fisiologia.

Anche qui i poligrafi permettono una scansione dell’elettrocardiogramma tale da poter eff ettuare delle rilevazioni tecniche sugli studi della conduzione,cooperando con l’elettrofisiologo  per la diagnosi. Un ruolo importante  può essere riconosciuta al tecnico nella programmazion e dei pacemaker o dei defibrillatori.  


Infatti, sia durante l’impianto sia alla fine della procedura, vanno fatte delle misurazioni con  l’analizzatore importanti per il corretto posizionamen to degli elettrocateteri: una prassi questa  che vede una stretta collaborazione tra l’elettrofisi ologo, impegnato nell’impianto, ed il tecnico  che lo supporta analizzando in continuo i parametri el ettrocardiografici. Ancora, si può parlare  dell’impiego del tecnico nell’utilizzo del NAVX.

 

Il mappaggio è una metodica che consente la  ricostruzione tridimensionale delle camere cardiache ed è svolta da un ingegnere che supporta  l’elettrofisiologo. L’interesse per questo nuovo apparec chio ha portato il tecnico perfusionista a  conoscerlo ed oggi è lui stesso che se ne occupa, sebbene ancora supportato dall’ingegnere,  con l’obiettivo di diventare indipendente nel più breve tempo possibile. La stretta collaborazione tra un ingegnere ed un tecnico ha permesso di ampliare le conoscenze su una nuova apparecchiatura che, superata la fase di impostazione dati e programmazione, per  essere utilizzata necessita delle competenze di un te cnico della fisiopatologia cardiocircolatoria.  

I laureati in tecnica della fisiopatologia cardiocircol atoria e perfusione cardiovascolare pianificano, gestiscono e valutano quanto necessario pe r il buon funzionamento delle  apparecchiature di cui sono responsabili e garantiscono l a corretta applicazione delle tecniche  di supporto richieste.  


Tuttavia, se il nostro ruolo fosse confinato soltan to nell’ambito delle sale operatorie, verrebbe  ancora una volta sminuita la nostra figura all’inter no di un dipartimento delle malattie  cardiovascolari. Le procedure di sala operatoria sono il risultato di un iter diagnostico che  comincia dal ricovero del paziente in ospedale. Un iter diagnostico che deve inquadrare la  patologia della persona e definirne appunto la fisiopatolo gia. L’anamnesi, l’ECG, la prova da  sforzo, l’Holter sono tutte mansioni che deve svolger e il tecnico della fisiopatologia  cardiocircolatoria perché rientrano appunto nel campo del le tecniche della fisiopatologia  cardiocircolatoria.


Queste cose, che fino ad oggi sono state svolte da un infermiere, devono  essere rivalutate e definite come specifico ambito di c ompetenza del tecnico perfusionista.  Anche l’ecocardiografia deve essere inclusa nell’ ambi to di competenza dei neolaureati in  tecniche della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfu sione cardiovascolare: questo aspetto  però sembra già stato intuito e sviluppato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma che  ha avviato quest’anno il master in Tecniche di Ecocardiografia.  

In conclusione, con la riforma dell’Università e con la nascita di una laurea specifica qual’è quella del tecnico della fisiopatologia cardiocircolator ia e perfusione cardiovascolare, si devono  ridiscutere i ruoli di ogni figura professionale nell’am bito di un dipartimento delle malattie  cardiovascolari, definire le precise mansioni del tecni co perfusionista, rivalutare la sua figura  professionale ed attribuirgli nuovi diritti, nuovi doveri e nuovi oneri.  

Infine, ritengo che solo questa può essere la strada da percorrere affinché i neolaureati  possano trovare impiego nel prossimo futuro ed avere un a preparazione globale su quello che  è il mondo della fisiopatologia cardiocircolatoria e per fusione cardiovascolare.


 

di: Giovanni Cerio

 

Pubblicato da: Dr. Mauro Di Marino

 


 

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