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Cardiologia

Niente ascensore, per il cuore meglio salire le scale

L'attività fisica fa bene al cuore e aiuta a individuare eventuali problemi della circolazione, come il test delle scale

 

 

 

Ci dicono sempre che l’attività fisica è una vera e propria manna per la salute del cuore e delle arterie. Muoversi regolarmente, almeno tre volte la settimana, può davvero essere d’aiuto. Ma non pensate che occorrano grandi prestazioni. Ci sono piccoli atti che, ogni giorno, possiamo fare non solo per mantenerci in forma, ma anche per individuare eventuali problemi della circolazione che richiedono il controllo del medico. Volete un esempio? Evitate di prendere l’ascensore ed abituatevi a salire qualche rampo di scale, magari senza esagerare con la velocità.

 

Gli scalini come un test

Stando ad una ricerca presentata al Congresso EACVI – Best of Imaging 2020, organizzato dalla Società Europea di Cardiologia (ESC), grazie all’esecuzione del più semplice test delle scale si può avere indirettamente una valutazione della risposta circolatoria allo sforzo. L’indagine è stata condotta da Jesús Peteiro, dell’Ospedale universitario di La Coruña, in Spagna e segnala semplicemente come il tempo impiegato per salire le scale possa diventare un parametro indiretto della salute cardiovascolare.

In sintesi: se occorrono più di novanta secondi per fare quattro rampe di scalini, meglio parlare con il medico per vedere se è il caso di approfondire la situazione. “L’idea era di trovare un metodo semplice ed economico per valutare la salute del cuore – segnala l’esperto”. Si tratta insomma di un test di screening che può aiutare a capire se la vascolarizzazione del cuore, e quindi la risposta in termini di bisogno di sangue ed ossigeno in caso di sforzo, è sufficiente.

 

La ricerca ha preso in esame 165 pazienti con disturbi classici di ischemia del miocardio, come dolore al petto o difficoltà di respiro durante gli sforzi. I partecipanti sono stati sottoposti alla classica prova sul tapis roulant, fatta camminando o di corsa più o meno veloce in relazione alle capacità di reazione allo sforzo, fino al loro esaurimento fisico.

La capacità di esercizio è stata misurata attraverso un particolare parametro, ovvero la misurazione degli equivalenti metabolici, definiti anche MET. Dopo aver riposato per 15-20 minuti, ai pazienti è stato chiesto di salire quattro rampe di scale (60 gradini) ad un ritmo veloce senza fermarsi, ma anche senza correre, e il tempo è stato registrato. I ricercatori hanno analizzato la relazione tra i MET raggiunti durante i test da sforzo e il tempo impiegato per salire quattro rampe di scale.

 

Test diagnostico e “scale” di corsa offrono indicazioni

I pazienti più veloci a salite le scale sono stati quelli che al test da sforzo hanno ottenuto i risultati migliori in termini di MET e si sa dalle ricerche che quanto più si sale in questa scala di valutazione tanto minore appare il rischio di morte per eventi cardiovascolari acuti. Chi invece era particolarmente lento ed aveva bisogno di soste durante la salita delle rampe di scale aveva un rischio di mortalità più elevato.

Ad ulteriore riprova di quanto avviene, nel corso della prova da sforzo sul tapis roulant sono state eseguite anche indagini che hanno permesso di “visualizzare” il cuore e quanto osservato è stato poco confrontato con quanto verificato dopo che gli stessi soggetti avevano salito le scale. Anche in questo caso, chi era più lento nel fare le rampe proposte aveva un quadro di anomalie cardiache più significativo rispetto a chi affrontava gli scalini spedito.

Insomma: l’attività fisica fa bene e dobbiamo abituarci a svolgerla regolarmente. Ma non dimentichiamo che ogni momento è buono per tenere in forma cuore e circolazione. Fare le scale invece che prendere l’ascensore ci aiuta a tenerci in forma e magari ci offre anche indicazioni sullo stato di salute dell’organo e del sistema cardiovascolare, avvisandoci se siamo in debito d’ossigeno quando siamo costretti a fermarci per la fatica o ci muoviamo troppo lentamente.

 

di: Di Lei "Federico Mereta"

 

Pubblicato da: Dr. Mauro Di Marino

 


 

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