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Cardiologia: perché stress, rumore e steroidi minacciano anche il cuore

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Congresso della Società europea di cardiologia (Esc) si conclude oggi a Roma con un evento eccezionale per una convention medica: papa Francesco farà infatti visita alla Fiera di Roma per portare il saluto e la benedizione ai circa 35 mila specialisti giunti da 140 paesi del mondo a presentare e conoscere le ultime ricerche legate alle patologie cardiovascolari. Molti degli studi presentati in questio giorni hanno confermato come l'ambiente e gli eventi naturali giochino un ruolo chiave anche per questo tipo di malattie: terremoti, naufragi, tsunami ed altri disastri hanno infatti un effetto diretto sulla salute del cuore. Ma anche l'inquinamento acustico, al quale siamo costantemente esposti tutti, può avere un impatto.



Effetto tsunami anche sul cuore.

Uno studio della Cornell University aveva già evidenziato come la paura e lo stress conseguenti a un disastro naturale, come il terremoto, provochino un incremento del 15% del rischio cardiovascolare anche in soggetti sani. All'Esc è stata presentata ora un'altra ricerca che ha analizzato gli effetti a lungo termine sulla popolazione del terremoto che colpì il Nord-est del Giappone nel 2011: le scosse di magnitudo 9 provocarono un violento tsunami che costò la vita a oltre 15 mila persone. L'incremento dei casi di sindrome coronarica acuta, cardiomiopatie, embolismo polmonare ed eventi acuti cerebrovascolari si è evidenziato immediatamente, sia a causa dello stress acuto che della mancanza di servizi efficienti e la carenza di medici e volontari. In particolare, i ricercatori hanno analizzato il tasso di incidenza dell'insufficienza cardiaca mettendo a confronto le aree più colpite con quelle meno interessate. Si è visto che il numero dei casi era 1.66 volte più elevato nell'anno dello tsunami ed è rimasto alto nei due anni successivi, mentre nelle zone meno colpite non si evidenziavano differenze significative nell'incidenza. Altre ricerche avevano già mostrato come questo tipo di eventi provochi alterazioni della pressione sanguigna, aumento dei livelli serici di colesterolo, trigliceridi, ematocrito, fibrinogeno e fluidità del sangue. Lo stress mentale, la paura e i drammatici cambiamenti ambientali causano un'anomala attivazione del sistema nervoso simpatico che determina cascate ormonali che interferiscono con pressione arteriosa, aumento della coagulazione e l'attività delle piastrine, fattori che possono agire come 'scatenanti' di eventi cerebrovascolari.

Inquinamento acustico e cuore.

Suoni, ronzii, rumori di fondo di apparecchi elettrici non sono solo un fastidio o un problema per l'udito, ma possono avere delle ricadute anche sul cuore. Ad indagare sugli effetti che l'inquinamento acustico può avere sulla salute è stato uno studio dell'Università di Cracovia (Polonia) che si è concentrato sull'impatto che il rumore aereo può avere sui livelli di pressione sanguigna degli abitanti nei pressi di aeroporti, sulla prevalenza di ipertensione arteriosa e danni d'organo asintomatici come rigidità delle arterie, ipertrofia ventricolare sinistra e funzione diastolica. Per svolgere lo studio sono stati arruolati 101 residenti nei pressi di aeroporti esposti ad oltre 60 dB di rumore. Mentre il gruppo di controllo di 100 persone è stato reclutato in aree a basso livello di rumore o comunque inferiore al limite di 55 dB. L'analisi dei risultati ha rivelato che la pressione sanguigna era più alta nei soggetti esposti a rumore rispetto al gruppo di controllo con una prevalenza del 40% contro il 24%. Inoltre, gli indicatori di danno d'organo asintomatici risultavano significativamente alterati tra un gruppo e l'altro, permettendo di definire come l'esposizione a lungo termine al rumore del traffico aereo sia associata a valori pressori elevati e prevalenza di ipertensione arteriosa insieme ad una incidenza maggiore di danni all'organo cardiaco. Ma in che modo, esattamente, il rumore danneggia il cuore? "Il rumore cronico o eccessivo interferisce innalzando i livelli di ormoni dello stress come cortisolo, adrenalina e noradrenalina che a loro volta influiscono a cascata sul sistema endocrino immunitario e su quello nervoso autonomo" spiega Franco Romeo, direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata di Roma.

Anabolizzanti e pressione.

Chi fa uso di anabolizzanti steroidei va incontro a ipertensione notturna. Lo sostiene uno studio dell'Università di Copenhagen che ha valutato l'impatto dell'abuso di sostanze per l'aumento della massa muscolare sulla pressione arteriosa arruolando un gruppo di uomini con meno di 50 anni. Dai risultati è emerso che chi abusava di steroidi aveva livelli di pressione diurna più alti pari a 133,8 (da 127,5 a 140) rispetto agli ex utilizzatori che vantavano un valore medio di 126,8 ed al gruppo di controllo, al riparo con il suo 125,7mmHg. Ancor più significativi i valori notturni: al calare della notte i valori dei consumatori rimaneva a livelli di guardia con una media di 125,6 mentre gli ex utilizzatori vedevano i valori scendere a 118,2 e i soggetti di controllo dormivano sonni tranquilli con 115,3mmHg. L'ipertensione sistolica 'notturna' si verificava con maggiore frequenza nei soggetti utilizzatori, pari al 55,6% mentre non sono state più rilevate differenze nella pressione diastolica. "Gli anabolizzanti sono sostanze che ripropongono gli effetti del testosterone e sono ricercati da alcuni sportivi per la loro capacità di aumentare la massa muscolare e potenziare le prestazioni atletiche" spiega Michele Gulizia, direttore Cardiologia dell'ospedale Garibaldi di Catania. "L'uso e soprattutto l'abuso presentano però effetti collaterali e rischi: aumento dell'aggressività, sintomi eccitatori-maniacali, episodi psicotici ma anche aumento della pressione arteriosa, ritenzione idrica e un conseguente affaticamento del muscolo cardiaco".

Un "doppler intimo" per la disfunzione erettile.

In circa il 10-20% di chi assume farmaci antiipertensivi, in particolare diuretici e beta-bloccanti, si può verificare come effetto avverso la disfunzione erettile. Finora, però, nessuno studio aveva investigato esattamente l'effetto di ciascuna classe di farmaci sull'emodinamica delle arterie del pene. Lo hanno fatto i medici dell'Hippokration General Hospital di Atene che hanno sottoposto 156 pazienti in terapia da almeno 6 mesi e 47 soggetti che non avevano mai ricevuto trattamenti per l'ipertensione con disfunzione erettile ad un doppler ad ultrasuoni del pene dopo una iniezione intra cavernosa di prostaglandine per valutare la funzionalità e la severità della malattia vascolare dei corpi cavernosi. I ricercatori hanno studiato l'effetto di ogni classe di farmaci sul picco di velocità sistolica nei pazienti trattati in monoterapia e li hanno poi paragonati agli effetti della combinazione di due molecole specifiche sullo stesso parametro. Un basso valore della Velocità di Picco Sistolico (Psv) indicava una compromissione del flusso sanguigno al pene e quindi una disfunzione erettile severa. I risultati hanno mostrato che paragonati ai soggetti che non ricevevano il trattamento per la pressione alta quelli in terapia mostravano un valore Psv inferiore pari al 31,5 contro 36,3 cm/s. I pazienti che ricevevano un beta-bloccante o un bloccante dei canali del calcio mostravano valori inferiori rispetto a quelli che assumevano un Ace inibitore o un farmaco bloccante del recettore dell'angiotensina II. Lo studio ha quindi mostrato che la combinazione di un diuretico con un Arb (Bloccanti del Recettore dell'Angiotensina) o con un Ace ha un importante impatto negativo sull'emodinamica delle arterie peniene. "Se pensiamo che le proiezioni mondiali stimano oltre 320 milioni di uomini affetti da disturbi dell'erezione entro il 2025 - dichiara Gulizia - ecco come un problema da andrologi chiama in campo anche la comunità cardiologica. Basti pensare che hanno questo problema il 31% dei soggetti con ipertensione, il 60% di quelli con una storia di ictus, il 40,75 dei pazienti cardiopatici e con vasculopatie periferiche. E l'Omstead County Study ha sottolineato come la disfunzione erettile sia associata a un rischio più alto di circa l'80% di malattia coronarica".

 

di: La Repubblica

 

Pubblicato da: Dr. Mauro Di Marino

 


 

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