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Cuore al riparo con gli omega-3: proteggono dalla cardiopatia

 



Una recente analisi sostiene che i grassi essenziali dell’olio di pesce proteggono dalla cardiopatia ischemica, la prima causa di morte in Italia. Maggiori benefici proprio per chi ha alti livelli di trigliceridi e colesterolo LDL (o cattivo)

 

 

 

Gli acidi grassi essenziali omega 3 in prima linea nel proteggere il cuore e l’apparato cardiovascolare. Quello che già la scienza ha attestato da diverso tempo è stato ora riconfermato da una recente analisi che permesso di stabilire come i grassi essenziali dell’olio di pesce siano benefici nel controllo della cardiopatia ischemica, prima causa di morte in Italia.

 

La cardiopatia
La cardiopatia ischemica, nota anche come cardiopatia coronarica o coronaropatia, è la responsabile del 28% di tutte le morti, superando in pericolosità anche i tumori. Fra le sue cause principali si ritiene ci sia una dieta scorretta, e un apporto sbilanciato di nutrienti. Tuttavia, modificando la propria alimentazione, favorendo proprio l’assunzione di nutrienti che possono proteggere il cuore, ci si può mettere al riparo da questa evenienza.

 

Quali nutrienti
Ma quali sono i nutrienti che dovrebbe comprendere una dieta che protegga anche il cuore? Secondo una nuova analisi degli studi scientifici pubblicati negli ultimi 70 anni* fra le molecole utili da questo punto di vista sono inclusi gli Omega-3, gli acidi grassi essenziali di cui è ricco l’olio di pesce. L’analisi[1] è stata pubblicata su Mayo Clinic Proceedings da un gruppo di ricercatori guidato da Dominik Alexander, esperto del Dipartimento di Epidemiologia dell’EpidStat Institute di Ann Arbor, negli Stati Uniti. I suoi autori hanno effettuato una ricerca sistematica all’interno della letteratura scientifica per identificare gli studi clinici e prospettici che dal 1 gennaio 1947 al 2 novembre 2015 si sono occupati dell’associazione tra l’assunzione degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) sotto forma di alimenti o integratori e lo sviluppo di cardiopatie ischemiche e di fenomeni a esse associati: tra questi l’infarto del miocardio, la morte cardiaca improvvisa e l’angina pectoris. In totale sono stati identificati 18 studi clinici randomizzati e 16 studi prospettici di coorte, per un numero di individui coinvolti pari, rispettivamente, a 93mila e 732mila persone.

 

Riduzione del rischio

I dati degli studi clinici randomizzati hanno portato il dott. Alexander e colleghi a concludere che l’assunzione di EPA e DHA riduce il rischio di cardiopatia ischemica, soprattutto in caso di trigliceridi elevati (pari o superiori a 150 mg/dL) e quando i livelli di LDL (Low-Density Lipoproteins, le lipoproteine a bassa densità comunemente note come ‘colesterolo cattivo’) sono pari o superiori a 130 mg/dL. In particolare, l’analisi degli studi clinici randomizzati ha permesso di calcolare che l’assunzione di EPA e DHA è associata a una riduzione del rischio di cardiopatia ischemica pari al 16% in caso di trigliceridi alti e al 14% in caso di LDL elevate.

 

L’effetto benefico
«L’effetto benefico degli acidi grassi Omega-3 a lunga catena sulla cardiopatia ischemica, osservato in questa analisi fra gli individui con livelli di colesterolo LDL più elevati – spiegano gli autori – potrebbe riflettere la ridistribuzione del colesterolo LDL in particelle LDL più grosse e meno aterogene che è stata descritta dopo l’integrazione con acidi grassi Omega-3 a lunga catena in diversi studi clinici randomizzati». I benefici per chi ha i trigliceridi alti dipenderebbero invece dal già dimostrato effetto dell’assunzione di dosi adeguate di Omega-3, che è stata associata proprio alla riduzione di questi grassi.

 

Anche per gli altri
Gli studi clinici randomizzati hanno permesso anche di stimare una riduzione generale del rischio di cardiopatia ischemica pari al 6% – anche in assenza di livelli di trigliceridi o di colesterolo cattivo elevati. Tale effetto, apparentemente non significativo dal punto di vista statistico, è stato invece confermato dall’analisi degli studi prospettici di coorte, secondo cui l’assunzione di EPA e DHA riduce il rischio di cardiopatia ischemica del 18%.

 

Risultati coerenti
Come sottolineato dagli stessi autori, i risultati di questa analisi sono coerenti con quelli di altre meta-analisi condotte negli ultimi 10 anni, da cui è emerso che l’assunzione di acidi grassi Omega-3 a lunga catena è associata a una riduzione del rischio di morte cardiaca o coronarica variabile tra il 10 e il 30%. A confermare i possibili benefici derivanti da questi nutrienti sono anche gli esperti che hanno firmato l’editoriale associato alla pubblicazione, secondo cui questo nuovo lavoro «suggerisce che l’assunzione di acidi grassi Omega-3 potrebbe ridurre il rischio di eventi avversi associati alla cardiopatia ischemica, soprattutto fra i pazienti con livelli elevati di trigliceridi o di lipoproteine a bassa densità». Per di più anche studi più recenti, pubblicati dopo il termine ultimo del 2 novembre 2015 scelto da Alexander e colleghi per l’inclusione nella loro analisi, hanno rilevato un’associazione fra livelli ematici di EPA e DHA più elevati e una mortalità cardiovascolare più bassa, fra l’assunzione di EPA e DHA e una protezione dai decessi per problemi al cuore e fra l’integrazione con EPA e DHA e una più bassa mortalità dopo infarto del miocardio.

 

Proteggere il cuore
Alla luce del ruolo giocato da un’alimentazione povera di Omega-3 di origine marina come fattore di rischio potenzialmente in grado di aumentare la mortalità, le autorità del settore raccomandano di assumere EPA e DHA per proteggere il cuore e, più in generale, la salute. Secondo i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana (LARN) della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) l’assunzione adeguata di EPA e DHA è pari a 250 mg al giorno, ma come ricordato nell’editoriale associato all’analisi di Alexander e colleghi, l’American Heart Association è arrivata a raccomandare a chi desidera ridurre il suo rischio cardiovascolare un’assunzione di Omega-3 da olio di pesce in dosi pari a 1 grammo al giorno.

 

L’associazione con la riduzione del rischio
«Da un punto di vista clinico – scrivono ancora i ricercatori – i nostri risultati indicano che EPA e DHA potrebbero essere associati a una maggiore riduzione del rischio di cardiopatia ischemica in popolazioni con livelli elevati di trigliceridi o di colesterolo LDL». Le loro analisi potrebbero però aver portato alla luce solo parte delle potenzialità di questi nutrienti: ulteriori studi clinici, perfezionati rispetto a quelli condotti fino a oggi, potrebbero svelare dettagli ancora più interessanti dell’associazione tra EPA e DHA e il rischio di cardiopatia ischemica.

 

La cardiopatia ischemica
Con l’espressione ‘cardiopatia ischemica’ si fa riferimento a un gruppo di patologie che colpiscono il cuore caratterizzato dalla riduzione dell’apporto di ossigeno al miocardio, il muscolo cardiaco. A causare tale riduzione del flusso è il restringimento delle arterie associato all’aterosclerosi; le placche aterosclerotiche possono addirittura arrivare a ostruire i vasi sanguigni, portando a manifestazioni cliniche quali la cardiopatia ischemica cronica, l’angina pectoris e l’infarto del miocardio.

 

Cosa sono gli omega-3
Acidi grassi essenziali, gli Omega-3 sono molecole indispensabili per il corretto funzionamento dell’organismo che devono essere assunte attraverso l’alimentazione. Fonti di origine vegetale – come le noci – forniscono acido alfa-linolenico (ALA), mentre fonti di origine animale – come il salmone, lo sgombro, le microalghe e l’olio di pesce – forniscono acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA), gli Omega-3 meglio utilizzati dall’organismo e più importanti da un punto di vista clinico, perché associati alla riduzione dell’infiammazione e del rischio di sviluppare patologie croniche. Inoltre EPA e, soprattutto, DHA sono particolarmente abbondanti nel cervello, dove contribuiscono alle capacità cognitive e alla regolazione dei comportamenti, e l’assunzione di DHA in gravidanza viene consigliata per favorire il buon sviluppo del sistema nervoso e della vista del bambino.

 

* Lo studio è stato supportato da un finanziamento della Global Organization for EPA and DHA Omega-3 (GOED), che non ha però partecipato in alcun modo né all’ideazione dello studio né alla raccolta, all’analisi o all’interpretazione dei dati, alla stesura dell’articolo o alla decisione di richiederne la pubblicazione.

 

 

Pubblicato da: Dr. Mauro Di Marino

 


 

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